Conoscere San Filippo

 

SAN FILIPPO NERI E LA TRATTAZIONE FAMILIARE DELLA PAROLA DI DIO

San Filippo Neri fu il primo che introdusse a Roma la trattazione familiare e quotidiana della Parola di Dio. Il suo ministero ha inizio nella chiesa di San Girolamo della Carità, dove il Padre riceveva i suoi figli spirituali. Diventata insufficiente la sua stanzetta, nel 1558 ottenne di poter realizzare il primo Oratorio sopra la navata della chiesa. Ogni giorno dopo pranzo, nel sottotetto, aveva luogo l’Oratorio guidato da San Filippo.

Era la prima esperienza di trattazione familiare della Parola di Dio, come afferma Pietro Giacomo Bacci: “In quest’Oratorio parimente, dopo qualche tempo Filippo diede principio a’ ragionamenti, che si soglion fare ogni giorno in chiesa nostra, e all’orazione della sera, ed egli fu il primo che introdusse a Roma la parola di Dio cotidiana”. Lo stesso Bacci riporta quanto affermava il grande Cesare Baronio nei suoi Annali: “Certamente per divina disposizione in questa nostra età si è rinnovato in gran parte nella città di Roma quello che si faceva anticamente per profitto della Chiesa intorno al modo di ragionare delle cose di Dio con edificazione degli ascoltanti; e ciò per opera del R.P. Filippo Fiorentino…”.

Mi piace riportare l’antico schema degli incontri guidati da San Filippo, anche per comprendere meglio perché i Padri Filippini di oggi cercano di riprendere gli esercizi del primo Oratorio. Si iniziava con l’orazione mentale, seguiva la lettura di un libro spirituale, il Padre interveniva con le sue spiegazioni e nello stesso tempo incoraggiava qualcuno dei presenti ad intervenire; questo momento durava circa un’ora e poi faceva seguito il “sermone” sulla vita dei santi, da parte di uno dei presenti scelto da San Filippo, ne seguivano altri due con temi diversi, poi aveva luogo la “cantata” di una laude spirituale ed infine l’orazione di chiusura. Tutto questo veniva considerato un rinnovamento (approvato dai Pontefici) di “quell’antico modo Apostolico, e così bello di congregarsi, al quale applaudendo i buoni procurarono d’indurre e propagare questi pii esercizi in diversi luoghi”.

 

I GIOVANI NEL CUORE DI SAN FILIPPO NERI

Un gentiluomo romano, che si recava spesso all’Oratorio, si meravigliava che il santo riusciva a sopportare la vivacità dei giovani e tutto il rumore dei loro giochi e un giorno chiese a San Filippo come mai riuscisse a non infastidirsi mai. “Purchè non facciano peccati, nel resto sopporterei che mi tagliassero le legna addosso”, rispose il Padre. Così non sopportava che i giovani stessero scontenti o pensosi perché quello stato lo considerava un danno per la vita spirituale e quando ne vedeva qualcuno che non era allegro, subito lo avvicinava, gli parlava al cuore cercando di scoprire il motivo di quella tristezza e poi con un solenne schiaffo lo esortava: “Stà allegro”.

San Filippo aveva una lunga esperienza nella direzione spirituale ed affermava spesso che gli uomini allegri si possono guidare più facilmente nella via dello spirito di quelli malinconici, e per questo si accostava più volentieri alle persone allegre. Un giorno due Cappuccini andarono a far visita al Padre Filippo, uno era anziano e serio, l’altro era giovane e allegro. San Filippo volle mettere alla prova il più giovane con ogni sorta di angherie. Il giovane, a tutte le parole e agli scherzi di Filippo, rimase sempre allegro e non mostrando alcun segno di dispiacere. E così ammirato dallo spirito di sopportazione gioiosa del giovane cappuccino, che ne aveva subito di tutti i colori, San Filippo dopo aver fatto finta di licenziarlo, lo richiamò e lo abbracciò stringendolo forte al suo petto.

La gioia che Padre Filippo praticava e faceva praticare ai suoi figli spirituale non significava affatto dissolutezza, anzi amava precisare che l’allegria non deve mai degenerare nella buffoneria, e aggiungeva che “le buffonerie rendono la persona incapace di ricevere da Dio spirito maggiore, e spiantano quel poco che si è acquistato”. Voleva i giovani sempre occupati e mai in ozio. Per questo motivo, spesso comandava loro, ma sempre con dolcezza, di spazzare la sua camera, di rifargli il letto, di trasportare mobili da un posto all’altro, di costruire corone del rosario e di leggere qualche libro. L’ozio era il suo nemico e ma fu trovato che non facesse qualche cosa. Nel concludere la riflessione sul rapporto che San Filippo aveva con i giovani e sul metodo educativo da lui sperimentato è necessario tener presente quello che costituiva l’obbiettivo principale del suo apostolato e cioè il sacramento della riconciliazione e l’Eucaristia.

Ai giovani suggeriva la confessione frequente, mentre per la santa comunione richiedeva molto impegno e tanti sacrifici. Non concedeva facilmente ai suoi figli spirituali di comunicarsi spesso, e quando dava il suo assenso lo faceva con molta prudenza. Era convinto che il demonio si metteva all’opera con i suoi assalti verso quei giovani che con più fervore desideravano nutrirsi del Pane eucaristico, allora faceva precedere il momento della Comunione dalla preghiera e dall’offerta di privazioni e sacrifici. Nel tempo di carnevale, per non fare frequentare ai giovani spettacoli o commedie immorali, faceva realizzare per loro rappresentazioni edificanti o li guidava alla visita delle sette Chiese. Mi piace chiudere l’argomento dei “Giovani nel cuore di San Filippo Neri” con le parole del Padre Pietro Giacomo Bacci, uno tra i più grandi biografi del Santo fondatore dell’Oratorio: “In somma in governare e mantenere la gioventù lontana da’ peccati fu singolarissimo, ed ebbe pochi pari all’età sua: e quello, che dava ammirazione è che teneva cura di ciascheduno in particolare come se non avesse avuto alla cura sua altri che quello”.

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